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Picasso: l’Amore, le Donne e l’Arte

Muse ispiratrici, oggetti del desiderio, vere e proprie ossessioni: le donne sono sempre state assolute protagoniste nell’arte e nella vita di Pablo Picasso. Delle sue donne e amanti il maestro spagnolo ha immortalato i tratti, ne ha esaltato le forme, ha impresso i loro volti nell’empireo dell’arte, passando alla storia come uno degli artisti più autobiografici di sempre.

In occasione della festa della donna, la galleria Deodato Arte vi accompagna in un viaggio tra gli amori e l’arte del genio del Cubismo, ricordandovi che presso la sede di via Santa Marta 6 della Galleria è visitabile, fino al 30 marzo, la mostra “Picasso: capolavori incisori e litografici”, nella quale le figure femminili sono spesso al centro della scena.

VIVA PABLO ! Picasso in Arles by Ronald Hehn
VIVA PABLO ! Picasso in Arles by Ronald Hehn

Dalla coetanea Fernande Olivier, che Picasso incontrò a Parigi nel 1904, all’inizio del suo periodo rosa e che lo accompagnò fino all’affermazione del Cubismo, a Françoise Gilot, madre di Claude e Paloma. Da Dora Maar, la fotografa che documentò tutto lo sviluppo del celeberrimo Guernica e che fu protagonista di numerosi ritratti, alla giovanissima Marie Thérèse Walter, con cui consumò un amore segreto dal quale nacque Maya Picasso.

Proprio a Marie Thérèse è dedicata una delle opere chiave della mostra allestita alla Deodato Arte. Si tratta della più bella incisione tratta dalla Suite Vollard, intitolata “Minotaure aveugle guidé par Marie-Thérèse au pigeon dans une nuit étoillée”. Picasso si ispira al mito greco del Minotauro, creatura che coniuga e ben rappresenta la brutalità e l’umanità proprie dell’uomo e in lui si identifica, permettendo alla sua vita privata di entrare a gamba tesa nelle sue opere d’arte. Così, pieno di tenera passione, ma vittima della sua stessa natura animale, il Minotauro-Picasso compare al centro di un paesaggio notturno, cieco, impotente e in preda al panico. Marie-Thérèse è la sua stella. La giovanissima fanciulla conosciuta nel 1927, abbordata con la scusa di un ritratto e diventata amante silenziosa alle spalle della moglie di Picasso Olga Khokhlova, nell’incisione guida l’uomo-bestia offrendo calma e conforto.

Picasso, "Minotaure aveugle guidé par Marie-Thérèese..." 1934, pubblicata nel 1939, litografia e incisione dalla Serie "Suite Vollard", 260 esemplari
Picasso, “Minotaure aveugle guidé par Marie-Thérèese…” 1934, pubblicata nel 1939, litografia e incisione dalla Serie “Suite Vollard”, 260 esemplari

Stimoli intellettuali e competizione furono invece la chiave del rapporto tra l’artista di Malaga e la fotografa Dora Maar. Provocatorio, instabile, egocentrico ed egoista, Picasso non riuscì a regalare pace, amore e tranquillità a quella che nel 1935 divenne la sua nuova fiamma, una donna dalla personalità forte e determinata. Nonostante gli alti e bassi, la loro storia durò nove anni, durante i quali Picasso fece di Dora la sua modella per numerosi ritratti nonché per la messa a punto del più grande capolavoro della sua carriera: “Guernica”. E proprio a Dora Maar si deve una ricca documentazione fotografica dello sviluppo dell’opera.

Picasso, "Guernica", 1937
Picasso, “Guernica”, 1937

Nel 1944, sotto i bombardamenti parigini, Picasso incontra Françoise Gilot, una ragazza più giovane di lui di 40 anni, che aveva abbandonato i suoi studi per diventare un’artista. A lei in quel periodo dedicò dieci litografie prodotte in un’unica giornata e stampate presso lo studio di Fernand Mourlot. Dieci variazioni del ritratto della ragazza che diventano immagine di un’esplosione creativa influenzata, non solo dall’euforia amorosa tra i due, ma anche da un prolifico incontro con Henri Matisse. Il pittore fauve rivelò a Picasso che avrebbe voluto ritrarre Françoise dipingendole i capelli di verde. Picasso seccato gli chiese perché mai l’amico avrebbe dovuto ritrarre la sua donna e Matisse rispose che lo affascinavano le sue sopracciglia simili ad accenti circonflessi. Picasso si sentì sfidato. Osservò a lungo Françoise nei giorni successivi, realizzando numerosi bozzetti fallimentari. Poi andò a memoria. E in un solo giorno diede vita alle dieci litografie, seguite da un’undicesima realizzata il giorno seguente.

Picasso, "Françoise", 1946
Picasso, “Françoise”, 1946, litografia firmata e numerata

L’inesauribile amore di Picasso per le donne continuò e a metà degli anni ’50, in un periodo critico della sua vita privata (Françoise Gilot lo stava lasciando stanca dei suoi continui tradimenti), l’artista restò ammaliato da Sylvette David, la sua vicina di casa a Vallauris. Fidanzata e irraggiungibile, la ragazza diventò un’ossessione che trovò spazio in 44 ritratti tra dipinti, disegni e sculture realizzati in poco più di due mesi.

Picasso e Sylvette
Picasso e Sylvette

L’insaziabilità di Picasso proseguì anche in tarda età, con un secondo matrimonio con Jacqueline Roque. Ottantenne lui e trentaquattrenne lei, i due convolarono a nozze il 2 marzo del 1961 a Vallauris. Di lei si conservano numerosi ritratti ma soprattutto si ricorda il suo ruolo di modella per la realizzazione della serie “Les femmes d’Alger”.

Artisticamente da sempre affascinato dai nudi femminili – basti pensare a “Les Demoiselles d’Avignon” – Picasso all’età di 90 anni circa realizza una serie di incisioni dedicate alla Celestina, il capolavoro letterario di Fernando de Rojas, di cui numerosi esemplari sono visionabili alla mostra, presso la nostra Galleria Deodato Arte. In quest’occasione l’artista, piuttosto che sulle vicende narrate nell’opera spagnola, si concentra sulla figura della Celestina, fatale e ironica artefice di macchinazioni diaboliche e intrighi amorosi, e prende questa serie di incisioni come un pretesto per dedicarsi a nudi femminili ed erotici di cui Fernando de Rojas parla.

Picasso, La Celestine
Picasso, La Celestine

Imprescindibili nell’arco di tutta la sua carriera, le donne sono indubbiamente personaggi principali nell’arte di Picasso. Ma quel genio del Cubismo amò più loro o l’arte? Forse Picasso più di tutti amò se stesso. Ma certamente senza le sue donne, la sua arte avrebbe pagato pegno.

 

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