Lichtenstein Roy

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Roy Lichtenstein, nonostante sia oggi considerato uno dai maggiori esponenti della Pop Art americana, ha dovuto aspettare molti anni prima di vedere riconosciuto il valore del proprio lavoro. Quando raggiunge il pieno successo, negli anni Sessanta, ha già alle spalle molti anni di brillante carriera.
Nato a New York nel 1923 da una famiglia borghese, la sua infanzia trascorre tranquilla nella città natale dove, frequentando la scuola secondaria, comincia ad appassionarsi all’arte. Inizia così a dipingere e disegnare per hobby, nel tempo libero.
Nel 1939 decide di frequentare i corsi estivi all’Art Students League, sotto la direzione di Reginald Marsh. Le idee conservatrici di quest’ultimo non convincono pienamente il giovane artista, attratto dallo stile di Picasso e dagli sviluppi europei nella pittura. I modelli da cui trae spunto sono scene di vita quotidiana e scorci newyorkesi.
Dopo aver preso il diploma di scuola superiore decide di intraprendere gli studi artistici. Così, Lichtenstein si trasferisce in Ohio, dove si iscrive alla School of Fine Arts presso la Ohio State University, una delle poche a prevedere, in quegli anni, corsi d’arte ed il conseguimento di un diploma in Belle Arti. Qui, attraverso gli insegnamenti di Hoyt L. Sherman, comprese che la percezione di un’immaggine concerne, soprattutto, l’organizzazione formale della composizione e che ciò che viene raffigurato può apparire di secondaria importanza rispetto al modo stesso di rappresentarlo. Incominciò, dunque, a percepire gli oggetti del quotidiano come fossero una pura esperienza ottica, svuotandoli del loro significato e ponendo la sua attenzione nei confronti della loro collocazione nello spazio.
Attorno al 1943, è chiamato alle armi per servire la sua patria durante il secondo conflitto mondiale. Egli è di stanza in Inghilterra, Francia, Belgio e Germania. Nonostante la situazione, Roy continua a disegnare, soprattutto, soggetti dal vero ad acquerello, matita o carboncino.
Al termine della guerra, decide di trasferirsi a Parigi per studiare la lingua e la civiltà francese, per un breve periodo, alla Cité Universitaire.
Una volta ritornato alla Ohio State University, prosegue e conclude i suoi studi, prendendo il diploma di Belle Arti nel giugno del 1946.
Assunto come insegnante, continua a dipingere quadri prevalentemente geometrici, ispirati allo stile, quasi astratto, dei pittori cubisti.
Fino al 1950 nei suoi quadri dominano gli influssi dell’attrattismo, in particolare, di ascendenza cubista.
Nel 1949 diviene Master of Fine Arts, sempre presso la Ohio State University, dove insegna fino al 1951. Contemporaneamente, comincia la sua attività espositiva attraverso alcune mostre collettive alla Chinese Gallery di New York.
La sua prima personale si tiene alla Ten-Thirty Gallery a Cleveland. Nei suoi quadri cominciano ora ad apparire i primi riferimenti a soggetti americani.
Dal 1951 comincia a creare i primi assemblage di oggetti in legno intagliato raffiguranti cavalli, cavalieri in armatura ed indiani. Gli stessi temi sono ripresi anche nelle opere pittoriche.
In questo periodo, l’artista decide di trasferirsi a Cleveland per lavorare come grafico, disegnatore tecnico, decoratore di finestre e progettista di lamiere. Parallelamente, prosegue con la sua attività espositiva.
Egli non sembra interessato a trarre spunto da modelli viventi, paesaggi metropolitani reali o nature morte, ma comincia rielaborando opere d’arte prettamente americane.
Dal punto di vista personale, Lichtenstein diventa padre per due volte, nel 1954 e nel 1956.
L’artista continua a dipingere, prevalentemente, soggetti americani e si avvicina allo stile dell’espressionismo astratto, non figurativo. Quest’ultimo, però, non riesce a coinvolgerlo pienamente, infatti, comincia a disegnare buffe figure tratte dai fumetti e dai cartoni animati, diretta espressione della cultura americana.
Nel 1960 insegna, in qualità di assistente, al Douglass College, alla Rutgers University in New Jersey. Qui, grazie all’incontro con l’insegnante Allan Kaprow, viene colpito dal moderno linguaggio artistico degli happening, ai quali partecipa spessissimo come spettatore  e dove incontra alcuni esponenti delle emergenti tematiche pop.
È dal 1961, però, che prende vita la vera svolta stilistica in chiave pop. A ricorrere sono: soggetti tratti da fumetti, immagini pubblicitarie e oggetti d’uso quotidiano, riprodotte imitando le tecniche della stampa industriale attaverso i colori ad olio.
L’artista abbandona completamente il linguaggio espressivo, e decide di servirsi delle reali tecniche di stampa industriale, rendendosi conto che l’aggiunta di un testo di fumetto avrebbe reso l’immagine più efficace e innovativa.
Dal punto di vista tecnico, lo stile di Lichtenstein risulta facilmente riconoscibile grazie all’utilizzo dei cosiddetti punti del retino, i quali sono divenuti sinonimo della sua arte. L’artista, infatti, adatta quelli che sono elementi tecnici del processo di stampa al mondo pittorico.
Successivamente, ad essere riprodotte con il suo personalissimo stile sono alcune opere di Picasso e Mondrian. Per Lichtenstein è importante rifarsi ai “grandi” dell’arte contemporanea, poiché la riproduzione delle loro opere era talmente elevata da averle rese così popolari, da trasformasi in simboli. La sua appropriazione, in chiave ironica, di tali opere risulta dunque perfetta.
Intanto, prosegue la sua fervente attività espositiva che lo porta, non soltanto, in giro per gli Stati Uniti,  ma anche in Italia alla galleria Il Punto di Torino.
Ormai completamente assorbito dall’attività di pittore, decide di abbandonare l’insegnamento.
Nelle sue opere ritorna, di frequente, il prototipo della donna giovane e bella, che a poco a poco si fa più pensierosa, più “viva”. A volte bionda, a volte mora, senza avere mai tratti caratteristici individuali, questa è la donna di Lichtenstein, con il tipico aspetto da fumetto.
Dal 1961, l’artista entra a fare parte della scuderia del celebre gallerista Leo Castelli, grazie al quale allestisce diverse personali.
Restano celebri la serie dei dipinti di architetture monumentali e quella delle pennellate, dipinte tra il 1964 ed il 1970. La serie delle Pennellate, inserendosi all’interno del dibattito artistico relativo al modo di dipingere, giunge a fare della pennellata stessa il vero soggetto del quadro.
Dal 1969, Roy Lichtenstein, si dedica anche alla lavorazione di film sperimentali, trascorrendo due settimane alla Universal Film Studios di Los Angeles, allo scopo di produrre una pellicola dedicata al mare, presentata poi alla mostra “Art and Technology”.
Inoltre, nel 1970 è nominato membro dell’American Academy of Arts and Sciences.
Proseguono numerose le esposizioni, nelle quali propone quadri dipinti con illusioni ottiche ed opere ispirate a due grandi correnti artistiche come l’espresionismo e il futurismo.
Nel 1979 riceve anche la sua prima commissione per la realizzazione della scultura pubblica Sirena da parte del National Endowment for the Arts per il Theater of the Performing Arts a Miami Beach in Florida.
Seguono: una retrospettiva delle opere degli anni Settanta, una vera e propria mostra itinerante per gli Stati Uniti, l’Europa e il Giappone; ed una retrospettiva di disegni presso il Museum of Modern Art di New York.
Nel 1990 è tra i partecipanti alla celebre mostra “High and Low: Modern Art and Popular Culture”, sempre al MoMA di New York.
Personali e retrospettive si susseguono fino alla sua morte nel 1997.

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