Iarusso Angelo

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Iarusso Angelo.  Cava dei Tirreni 1923 – Viareggio 1990

Nella sua pittura si rilevano due culture che hanno trovato un punto di incontro ed una sintesi formale: quella coloristica napoletana, che da Salvator Rosa in poi fino ai maestri dell’800 si è manifestata nella forza tonale e nel gusto della narrazione; quella ‘vagera’, che nella regione apuana ed in particolare a Viareggio ha espresso un Lorenzo Viani. Naturalismo ed espressionismo concorrono allo stile di Iarusso in un succedersi di momenti creativi: il primo con la sostanza cromatica e la pienezza materica dei toni grassi, quasi in una ridondanza di matrice barocca, e il secondo in una fermezza segnica, la violenza dei contrasti e l’allusione col figurativo veristico alla realtà umana e sociale. Fratello spirituale di Viani, G. Battista Santini, e per certi aspetti anche del Viner, Iarusso, venuto a viareggio a diciannove anni per il servizio militare (si sposerà con una versiliese), porta con se gli elementi della cultura pittorica napoletana, essendo nato e avendo avuto la sua educazione a Cava dei Tirreni. Il suo operare a Viareggio, in quell’humus particolare dei ‘Vageri’, capta i valori artistici di una razza, l’apuana, che fatica sulle marmifere Apuane e nel tirrenico mare. Colpito inesorabilmente dal mare ‘che non lo perdona’, ne subisce la violenza e gli interventi chirurgici che lo prostrano fisicamente e lo deprimono nell’animo. Sicchè alla ricerca della vita come desiderio e speranza prima delle disillusioni atroci, matura uno stile riservato e nel contempo esplodente nella rinuncia. Non più nature morte, per un riflesso oggettivo nella contemplazione; non più ritratti ordinati e sereni, ma la realtà dell’uomo in lotta con la vita e con il destino, nella tensione tra lavoro, dolore e morte. Angelo Iarusso affida così alla sua arte il messaggio del dolore, ma anche uno spiraglio al suo superamento.
(Mario Cagnetti, da “Il Quadrato” Ed. 1999)

Deodato Arte Applicata
Ciò che ci ha spinto a volere le opere di Angelo Iarusso in galleria è la poesia della povera gente che egli rappresenta nelle sue opere. La semplicità e le difficoltà pratiche  e quotidiane di povera gente di mare, che non ha pretese, che esiste, esiste in quel posto e in quel momento.

Gurdjieff parla di arte soggettiva e arte oggettiva. Un’arte soggettiva che viene filtrata e interpretata dalla nostra personalità e dalla nostra mente ed un’arte oggettiva che va dentro, subito, in modo diretto, scavalcando tutti i nostri preconcetti, che ci lascia inermi e disarmati. Gurdjieff cita come esempio di arte oggettiva la Sfinge e altre meraviglie, ma a nostro avviso Angelo Iarusso, con la sua opera ci porta vicino un esempio di tale distinzione. Iarusso sapeva cosa voleva dire e il suo dire, grazie alle sue opere, è divenuto comunicazione.

Ancora, sempre, l’impronta di un grande Lorenzo Viani.

 

Quotazioni di Angelo Iarusso e prezzi della galleria

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