Animali

Gli animali, compagni di vita, indispensabili nel trasporto e nel lavoro, hanno sempre avuto un rapporto privilegiato nella rappresentazione artistica dell’umanità. Essi appaiono nelle manifestazioni artistiche dell’uomo fin dalle origini. Già a partire dal Paleolitico, vivendo di caccia e raccolta di frutti spontanei, gli uomini usavano raffigurare sulla roccia scene di caccia per propiziarsi il successo dell’impresa.
Animali, che divennero addirittura oggetto di venerazione per alcune culture, come ad esempio nell’antico Egitto e per questo soggetto di numerose e bellissime raffigurazioni.
La rappresentazione si fece viva via sempre più attenta a cogliere il dato naturale dell’animale. Con i bestiari, fenomeno tipicamente medievale, essi entrarono prepotentemente nel mondo dell’arte. Una citazione d’obbligo ai magnifici disegni di Pisanello. Attraversando il Rinascimento, non possono essere dimenticati gli studi condotti da artisti come Leonardo da Vinci e Albrecht Dürer, i quali indagarono i propri soggetti con una perizia di tipo scientifico. Inoltre, gli animali, soprattutto per i valori simbolici che gli vennero attribuiti, furono considerati degni di apparire tanto nelle scene sacre, quanto in quelle di genere. Il cane, da sempre il migliore compagno dell’uomo, simbolo di fedeltà, è spesso presente nei ritratti al fianco del proprio padrone. Si sviluppò un vero e proprio repertorio iconografico legato agli animali, influenzato dalle tradizioni sviluppatesi per secoli, che ne giustificò il frequente inserimento all’interno dei dipinti.
Il progredire della scienza, i viaggi, non fecero altro che ampliare il numero delle specie da studiare e descrivere attraverso un tratto sempre più preciso e realistico. Nell’Ottocento, attraverso i giardini zoologici ed i circhi, anche gli animali esotici iniziano a popolare l’immaginario della società moderna.
Tra Otto e Novecento, gli animali vennero coinvolti nelle nuove espressioni artistiche e successivamente anche nelle avanguardie. Vediamo così le loro forme naturali stravolte, fino ad essere ridotte anche all’essenziale.
Negli anni Novanta ci si spinse oltre, quando l’artista Damien Hirst realizzò una serie di opere nelle quali i corpi animali furono imbalsamati ed immersi nella formaldeide. In questo modo l’animale stesso, con la sua fisicità reale divenne parte dell’opera d’arte.
Non mancarono però, come accade ancora oggi, coloro i quali, senza temere di essere giudicati troppo tradizionalisti, decisero di continuare a rappresentare gli animali attraverso il linguaggio del realismo.

Vi proponiamo qui alcune opere legate al tema. Dalle più  tradizionali di Giovanni Fattori e Giovanni Malesci, i quali ci presentano i compagni del duro lavoro dei campi agricoli o dei campi di battaglia. Passando per i più eccentrici pesci di Simone Perotti, realizzati con il materiale restituito dal mare stesso, e gli insetti un po’ POP di Matteo Macciò.