Dalì Salvador

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Romeo e Giulietta
Salvador Dalì ha curato l’illustrazione del  celebre testo shakespeariano “Romeo e Giulietta” e di questa particolare edizione sono stati tirati:

– 35 esemplari “ad personam” impressi su carta fabbricata a mano e firma dell’artista in filigrana, rilegati in pelle “marocchino” marrone, con impressioni in oro e stampa in serigrafia. I frontespizi sono tuti firmati dall’artista.

– 145 esemplari “ad personam”, impressi su carta vergata e firma dell’artista in filigrana, rilegati in pelle caprina color “testa di moro”, con impressioni in oro e pastello e stampa in serigrafia. I frontespizi sono tutti firmati dall’artista.

– 819 esemplari “ad personam”, impressi su carta vergata e firma dell’artista in filigrana, rilegati in seta sanguigna, con impressioni in oro e stampa in serigrafia. I frontespizi sono tutti firmati dall’artista.

L’edizione presente in galleria appartine all’ultima tipologia di esemplari ed è stata impressa nelle Officine Grafiche Rizzoli Editore in Milano, nel mese di dicembre dell’anno 1975.
Oltre al tradizionale testo, corredato dalle illustrazioni a piena pagina di Salvador Dalì, in galleria è presente anche una cartella contenente le sole 10 illustrazioni.

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La collezione:   Les diners de Gala
Abbiamo come unica cartella 11 stupende opere introvabili di Salvator Dalì. Si tratta di una serie di 11 opere, la collezione completa ne comprende 12, tratte dall’ancora poco conosciuto “libro di cucina”  Les diners de Gala, scritto da Dalì nel 1971. Il libro contiene le ricette preferite dall’artista tratte dal suo celebre Caffè parigino e dalla cucina casalinga della moglie Gala. Dalì affermava di aver sempre desiderato diventare uno chef e così, da artista ormai all’apice, decise di creare questo volume dedicandolo alle sue avventure gastronomiche.

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Altre opere in galleria

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Salvador Felipe y Jacinto Dalì nacque nel 1904 a Figueras, nella provincia catalana, figlio di un avvocato e notaio, molto severo, la cui ricca biblioteca fu per il giovane Salvador fonte imprescindibile delle sue prime scoperte letterarie e filosofiche. La madre ne incoraggiò l’inclinazione artistica, bravo nel disegno e talentoso in pittura, dimostrò fin dal principio la sua fervida fantasia. Iniziò così a frequentare la scuola d’arte. Nel 1920 il padre organizzò un’esposizione con i disegni a carboncino del figlio nella residenza di famiglia, anche se, la sua prima vera esposizione pubblica fu presso il Teatro Municipale della sua città natale. Sono anni molto duri per l’artista, il quale perse la madre a causa di un tumore al seno.
Nel 1921 venne ammesso all’Accademia d’Arte di San Fernando a Madrid, dove strinse amicizia con Federico Garcìa Lorca ed il regista Luis Buñuel. Nei primi lavori dimostrò di accostarsi al linguaggio cubista, forse però, non apprendendo pienamente i concetti alla base di tale movimento. Poco prima di sostenere gli esami finali, nel 1926, fu espulso, a causa dei suoi attacchi agli insegnanti, da lui considerati incompetenti. Nello stesso anno si recò a Parigi, dove ebbe modo di incontrare Pablo Picasso, da lui ammirato profondamente, e che ne influenzò diverse opere realizzate in questo periodo. Le opere del giovane Dalì, dimostrano già la presenza di alcune tendenze che resteranno una costante, come il suo assorbire moltissimi stili artistici diversi, con la capacità di spaziare dalla pittura classica alle avanguardie più estreme. Le sue esposizioni a Barcellona iniziarono ad attrarre molto l’attenzione e a dividere il pubblico. Sono gli anni in cui decise di farsi crescere i suoi vistosi e celebri baffi, ispirati al grande maestro del Seicento spagnolo Diego Velazquez.
Nel 1929 collaborò con l’amico e regista surrealista Luis Buñuel alla realizzazione del cortometraggio Un chien andalou, aiutandolo a stenderne la sceneggiatura. Sempre in quello stesso anno incontrò la sua musa e suo grande amore Gala, ovvero Elena Ivanovna Diakonova. Seguirono diverse esposizioni, la sua consacrazione a pittore professionista e la definitiva unione al gruppo dei surrealisti del quartiere parigino di Montparnasse. Questa unione fu causa della rottura definitiva dei rapporti con il padre.
Dopo aver convissuto con Gala, dal 1929, i due si sposarono nel 1934, con cerimonia civile, e nel 1958 lo rifecero con rito cattolico.
Successivamente, nel 1934, Dalì venne presentato a New York, con una personale che ottenne un successo grandioso. Il successo fu oscurato dai primi scontri con il gruppo surrealista. Egli si mantenne ambiguo rispetto al rapporto tra politica e arte, non schierandosi apertamene a sinistra come i suoi compagni. Accusato di essere un sostenitore di Hitler, egli si difese respingendo le accuse ed insistendo sul concetto che il surrealismo potesse essere anche apolitico. Venne in seguito formalmente espulso dal gruppo.
Seguirono la partecipazione alle Esposizioni Internazionali Surrealiste di Londra e Parigi. Dalì decise di stabilirsi a New York con Gala fino al 1948, lontano dalla guerra e sostenuto dal mecenate Edward James, il quale ne finanziò la produzione per due anni. Nel 1940 nacque il suo primo, ed unico, figlio.
Nel 1949 fece ritorno in Europa, nella sua Catalogna, osteggiato ancora una volta dal gruppo dei surrealisti per aver scelto di vivere nella Spagna di Franco. Sono gli anni in cui Dalì iniziò sperimentare nuove tecniche artistiche e nuovi mezzi di comunicazione mediatica, come olografie ed illusioni ottiche, interessandosi anche di scienza e religione. Il suo genio, intanto, divenne sempre più riconosciuto a livello internazionale, attraverso mostre e conferenze nei luoghi più autorevoli.
Dal 1960 iniziò a lavorare al Teatro Museo Dalì, presso Figueras, che impegnò le sue energie fino al 1974, mentre dal 1968 fu impegnato in diverse campagne pubblicitarie. La sua nomina, nel 1978, di membro dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi, fu seguita da un durissimo colpo per l’artista. Infatti, nel 1980, forse a causa dell’ingerimento di un pericoloso cocktail di medicinali, il suo sistema nervoso fu danneggiato provocando così la compromissione delle sue capacità artistiche.
Nel 1982 morì la moglie Gala, causando a Dalì la perdita della voglia di vivere. In circostanze non chiarissime, nel 1984, scoppiò un incendio nella sua camera da letto al Castello di Pùbol, nonostante le gravi ustioni riportate si salvò. Morì a seguito di un attacco di cuore nel 1989. In rispetto delle sue volontà fu sepolto nel suo Teatro Museo a Figueras e le sue opere e le sue proprietà furono lasciate allo stato spagnolo.

Quotazioni di Salvador Dalì e prezzi della galleria