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Guerrilla Girls. L’arte non è (solo) un lavoro da uomini

Manifesto delle Guerrilla Girls negli anni '80

Le Guerrilla Girls sono tornate. Così recitano alcune delle principali testate d’arte sul web.

Sono tornate e sono a Colonia a festeggiare i 40 anni del Ludwig Museum, coinvolte nella mostra “We Call It Ludwig. The Museum is turning 40!”.

Ma chi sono le Guerrilla Girls? – si chiederanno i più.

Con questo nome si facevano chiamare negli anni ’80 le ragazze di un collettivo femminista, determinato a denunciare la scarsa presenza di artiste donne nei musei. Indossavano una maschera da gorilla e provocavano il mondo dell’arte chiedendo se una donna dovesse essere necessariamente nuda per poter essere ammessa al museo.

In altre parole affermavano che la donna in quanto artista non era contemplata dalla società che continuava a vederla solo e unicamente come musa e modella di pittori e scultori rigorosamente uomini, soggetto prelibato da ritrarre spesso senza veli. I numeri del resto parlavano chiaro: da un’indagine risultava infatti che solo il 5% delle opere custodite al MET di New York era realizzato da artiste donne, contro l’85% dei nudi femminili rappresentati nella sezione di arte moderna del museo.

Manifesto delle Guerrilla Girls negli anni '80
Manifesto delle Guerrilla Girls negli anni ’80

Sono passati oltre trent’anni, ma le questioni sollevate dalle Guerrilla Girls sembrano non essere cambiate. Il mondo dell’arte è ancora un mondo al maschile, in cui pochissime donne riescono ad emergere, al punto che il collettivo femminile in occasione dei 40 anni del museo tedesco punta ancora il dito: la collezione del Ludwig Museum è composta per l’89% da opere d’arte realizzate da uomini – affermano. E chiunque può constatare che il mercato dell’arte continua ad essere dominato da nomi maschili. Yoyoi Kusama, Marina Abramovic, Marlene Dumas, Tracy Enim e Cindy Sherman sono tra le poche quote rosa di cui più spesso si sente parlare. Ma in fatto di quotazioni siamo ben lontani dalle cifre da capogiro che toccano gli uomini!

E alla Deodato Arte chi sono le artiste donne?
Non sono tante, lo sappiamo, ma cogliamo oggi l’occasione di accendere i riflettori su di loro.

Tomoko Nagao, The Birth of Venus
Tomoko Nagao, The Birth of Venus

Tomoko Nagao

E’ la stella della galleria Deodato Arte: tutto lo staff e tantissimi nostri clienti e collezionisti adorano tanto lei quanto le sue opere. Originaria di Nagoya in Giappone dove è stata allieva di Nara Yoshitomo, vive ormai da molti anni in Italia e numerose sono le sue opere di street art visibili nella città di Milano. Realizza olii su tela, stencil art e vectorial art reinterpretando in chiave pop e kawaii i grandi capolavori della storia dell’arte. Ecco nella foto la sua versione della Venere del Botticelli, già esposta in mostra alla Gemalde Galerie di Berlino e al Victoria & Albert Museum di Londra.

HIKARI SHIMODA
HIKARI SHIMODA, Children of this planet 24, 2014, Oil on cotton, mounted on board, 45,5cm x 53cm

Hikari Shimoda

Si continua con un’altra giapponese, popolarissima sulla West Coast americana. Con il suo stile, chiamato “Irasuto”, dipinge un mondo onirico, ovattato, dove elementi di tenerezza convivono con dettagli macabri e orrorifici. Il tutto profuma di cultura giapponese, a cominciare dai soggetti che sono sempre bambini ritratti in vesti di supereroi o ragazze magiche: la Shimoda si concentra sull’innocenza e sulla purezza dei bambini per sensibilizzare gli adulti sull’importanza dell’educazione delle nuove generazioni.

Hitomi Maehashi, Selfie 1, Pittura digitale su fotografia
Hitomi Maehashi, Selfie 1, Pittura digitale su fotografia

Hitomi Maehashi

Dal Giappone un’altra protagonista. Hitomi Maehashi è una giovane fotografa che realizza opere di pittura digitale su fotografia, una tecnica estremamente innovatva che supera il semplice fotoritocco di Photoshop o la pittura grafica digitale. Dopo aver scattato fotografie a persone comuni o a se stessa, l’artista modifica le immagini al computer combinando la realtà con i tratti caratteristici della cultura Manga.

Manuela Manes, Zibaldone, Optimismo radical
Manuela Manes, Zibaldone, Optimismo radical

Manuela Manes

Manuela Manes si descrive come un’anima a colori e nelle sue tele dà voce a momenti di allegria, sorrisi, lacrime, dolori e gioie. Stralci di vissuto prendono forma attraverso le sue opere, ricche di sentimenti da condividere con l’osservatore. Infatti ogni pennellata o getto di colore è immagine di un’esperienza viva, carica non solo di pigmenti, ma anche di parole e significati.

Susy Cagliero
Susy Cagliero

Susy Cagliero

Ultima, ma non certo per importanza, la nostra fotografa Susy Cagliero. Mossi, sfocati, evanescenti: i suoi scatti ipnotizzano l’osservatore e scatenano le più diverse emozioni. Dalla sensazione caotica e claustrofobica che trasmette un vagone della metropolitana, al profondo senso di solitudine e annichilimento di un paesaggio desolato, tematica questa particolarmente cara all’artista. Le sue foto interpretano quello che Susy Cagliero definisce “Impressionismo fotografico”, fortemente influenzato dalla sua iniziale passione per la pittura.

 

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