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Intervista a Susy Cagliero

Susy Cagliero

Susy Cagliero è un architetto, ma, prima di tutto, una grande artista.
Ad un certo punto della sua vita, si è resa conto che non si possono tenere nel cassetto i propri sogni e lontano le proprie ambizioni. Così, un giorno, ha cominciato a produrre Arte e oggi è anche una grande fotografa, che espone da Deodato Arte e nelle più importanti metropoli artistiche d’Europa.

E’ una donna dalla dolcezza disarmante e dallo straordinario talento, che si è subito mostrata disponibilissima all’intervista, per farsi scoprire un po’ più a fondo.

Susy Cagliero
Susy Cagliero

Ha cominciato il suo percorso a Torino, dove si è laureata al Politecnico, per poi procedere con la professione di architetto e arredatrice di interni, con grandi soddisfazioni. Professione che le ha permesso di focalizzare la sua attenzione sull’abbinamento dei colori, delle forme e dei materiali. Da lì è stato naturale applicare queste conoscenze alle tecniche artistiche che le permettevano di esprimersi meglio.

“Ho sempre avvertito il bisogno di esprimermi con tutte le tecniche artistiche, dagli acquerelli alle tempere, su qualunque materiale, dalle sedie ai tavoli. Mentre studiavo, in realtà disegnavo. Mi vergognavo quando mia mamma entrava in camera e scopriva che non stavo studiando: chiudevo immediatamente il libro in cui tenevo i miei disegni non appena entrava.”

Poi un grande periodo di pausa. La maternità e due splendidi figli. E proprio in questo periodo si allontana dall’attività di architetto e arredatrice di interni.

“Quando sono tornata alla vita lavorativa dopo la maternità mi sono accorta che dovevo affrontarla da capo. Quando la si interrompe, si viene dimenticati. Prima delle gravidanze, in provincia di Torino, ero conosciuta come l’architetto, in seguito alla maternità ero diventata la mamma di…”

Così ha deciso di prendere una felice e coraggiosa decisione: fare ciò che veramente voleva fare e si è reinventata. Ha aperto un suo laboratorio artistico a Rivoli, da cui è poi nato in seguito il suo studio. Di certo un grande privilegio, che non tutti hanno l’opportunità di assaporare nella vita.

“Ho deciso di fare con il cuore ciò che veramente mi interessava”

Da allora non si è più fermata e ha cominciato appieno la sua attività e sperimentazione artistica, appoggiata dai suoi cari e dalla sua famiglia. Da quel periodo Susy si definisce così:  “Sono architetto con il righello appeso al chiodo”.

Ha cominciato con i quadri materici, in cui sperimentava l’accostamento dei materiali. Resine, cementi e gessi costituivano la parte grezza che ospitava oggetti semi preziosi, dando vita ai quadri gioiello.

Un’altra parte importante della sua attività degli inizi è costituita dai lavori con le resine, che venivano mischiate ai colori, fino a diventare quasi pittosculture.

Per Susy Cagliero è fondamentale e determinante per la sua produzione ciò che l’osservatore prova davanti alla sue opere.

“Da quando ha iniziato ad esporre le mie opere, era importante che i miei quadri trasmettessero, in qualunque modo possibile, emozioni e sensazioni agli osservatori. Ed è sempre una grandissima soddisfazione. Ora succede con le mie fotografie”

L’artista ha cominciato a dedicarsi a livello professionale alla sua più grande passione, la fotografia, da qualche anno, cui ora dedica la sua intera produzione artistica.

Per la sua produzione di opere fotografiche Susy lavora con Roberto Cavallo. Insieme hanno collaborato al progetto “The Wide Side Tomorrow”, in cui ricercano luoghi non abitati da fotografare, dove la natura riprende possesso delle cose abbandonate dall’uomo e, con prepotenza, rivuole i suoi spazi.

Cascine, fabbriche, ville e manicomi sono i luoghi, non luoghi, molto spesso pericolosi e devastati, che diventano soggetti delle sue opere fotografiche. Trovarne uno in buone condizioni, in cui si trova solo l’effetto dell’azione della natura, come la pioggia o il vento, è molto difficile ci assicura Susy, e, sicuramente, è un’emozione unica immortalarlo con la macchina fotografica.

“Sono spazi in cui si avverte ancora la presenza dell’uomo ed è un’emozione unica, soprattutto se è proibito entrare! La nostra etica è molto severa: non spostiamo alcun oggetto che troviamo, lasciamo tutto così com’è. Quello che troviamo fotografiamo senza spostare niente”.

Scattare foto con scatti nitidi non le trasmetteva nulla, non la soddisfaceva. Così ha iniziato a fotografare con la tecnica del mosso creativo. La fotografia arriva in post produzione già mossa, ci tiene a precisare che non utilizza filtri: le sue foto nascono mosse.

“Io cerco di dipingere con la macchina fotografica, diventa per me un mezzo come lo poteva essere il pennello per la pittura. Oggi la macchina fotografica è il mio mezzo per esprimermi.”

Quando scatta, muove la macchina quasi ad accompagnare le linee della fotografia. Così facendo, ottiene delle linee che corrono parallele e che, quando vengono scaricate in file, appaiono delle immagini pittoriche.

Durante la post produzione dilata la fotografia in modo tale da trovare i pixel, uno ad uno, per poi andarli a modificare. Adotta, infatti, la tecnica della pittura in digitale.

“Dipingendo i pixel creo un’immagine fotografica. Questo è bellissimo e mi fa perdere tante notti”.

L’incontro con Deodato Arte è avvenuto durante Affordable Art Fair del 2013, dove Susy esponeva i suoi quadri realizzati attraverso l’utilizzo delle reti.

Deodato, il nostro Gallerista, passando dallo stand in cui erano esposti i suoi quadri si è innamorato di questo sistemi di reti, “Tanto che, alla fine, mi ha comprato un quadro!”. Da quel momento ha inizio la loro collaborazione.

“Deodato ha trovato in me una plusvalenza nella fotografia. E devo dire che lo staff di Deodato Arte è uno staff che ti fa sentire un Artista con la A maiuscola. E questa è una sensazione bellissima”.

Abbiamo terminato l’intervista con una domanda alquanto particolare e personale, che ci ha aiutato molto a capire Susy e speriamo lo permetta anche a voi.

Inizialmente, come ci hai raccontato, quasi come fosse un gioco, ascoltavi di nascosto i commenti degli osservatori sulle tue opere, durante le esposizioni. Qual è stato, fino ad ora, il più bel commento che ti abbiamo mai fatto e che ti abbia trasmesso di più, quelle parole che ti hanno permesso di dire a te stessa “Si, sono soddisfatta”?

“Mi è successo durante la mia attività artistica fotografica. Mi sono stati fatti parecchi complimenti, ma ciò che ricorre maggiormente e che mi dà particolare soddisfazione è la frase “Si vede che sei architetto”. Ciò dà un senso a tutti gli anni di studio. Io sostengo che la base di studio sia importante in qualunque settore. Io l’ho sperimentato sulla mia pelle: tutto ciò che si studia prima o poi ritorna, sempre, come dei file immagazzinati e riaperti in qualche occasione”.

Grazie a Susy, alla prossima!

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