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Giovanni Acci (1910-1979) nacque a Firenze ed arrivò definitivamente alla pittura attraverso esperienze artistiche diverse e personali, in quanto iniziò ad approcciarsi più in generale alle arti attraverso lo studio del violino, diplomandosi alla Regia Accademia Filarmonica di Bologna nel 1935.
Lo studio del disegno avvenne quindi per il giovane Giovanni da autodidatta, a partire dai ventotto anni d’età circa. La sua passione lo portò ad esporre precocemente, rispetto all’inizio della sua carriera, nel 1942 presso il Lyceum della sua città natale, dove tenne la sua prima personale, riscuotendo un discreto successo di pubblico e critica.
Ad interrompere bruscamente la sua attività fu lo scoppio della seconda guerra mondiale che, costringendolo a ritirarsi con il padre in un piccolo paese dell’Appennino tosco-emiliano, lo strappò anche ai suoi primi importanti contatti con il mondo culturale, ma soprattutto artistico fiorentino.
Rientrato a Firenze, trovò la sua casa distrutta e fu quindi costretto a vivere per qualche tempo presso un campo profughi cittadino.
Negli anni compresi tra il 1947 ed il 1949, l’artista si legò al gruppo dei Pittori Moderni della Realtà, costituito da importanti artisti contemporanei, attivi soprattutto tra Firenze e Milano, uniti dall’ideale di assoluta fiducia nella figurazione. Accanto a questo gruppo di artisti, Acci partecipò alle varie mostre da loro organizzate, condividendone l’ideale pur mantenendo sempre un linguaggio personale ed autonomo.
Furono anche gli anni nei quali venne presentato ad importanti collezionisti ed amatori d’arte, tra i quali Sandro Rubboli, che gli offrì di trasferirsi in Versilia, più precisamente a Marina di Pietrasanta, dove l’artista si recò con tutta la sua famiglia nel 1955.
Qui condusse una vita ritirata, con una tranquillità che gli permise di dedicarsi senza soste al lavoro e allo studio, sviluppando ulteriormente il suo linguaggio molto personale e raggiungendo quella maturità artistica che ne fece uno dei protagonisti dell’arte figurativa del primo Novecento italiano, consacrato attraverso premi e riconoscimenti ottenuti durante le diverse mostre personali allestite negli anni, entrando anche a fare parte delle più importanti collezione pubbliche e private, italiane ed estere.
Si spense a Pietrasanta nel 1979.

Le opere di Acci si propongono all’osservatore solitamente in grandi dimensioni, creando così un immediato e potente impatto visivo, accentuato dalla forte carica emotiva e da una soffusa drammaticità, che sembra pervadere i suoi soggetti che sono i più diversi: ritratti, paesaggi deserti, nature morte e figure dal sapore religioso e mitologico. Figure imponenti, immagini che sono in grado di catturare e creare degli interrogativi in colui che le osserva. Costruite attraverso un sapiente uso della pennellata e del colore, che risentono del generale ritorno alla figuratività sviluppatosi in Italia a partire dalla metà degli anni Venti. I suoi personaggi, emergendo da toni bruni, sembrano fissarci negli occhi, fino a farci sentire inadeguati, mentre i suoi paesaggi portano alla mente una natura viva e ribelle. Infine, i colori accesi, in netto contrasto cromatico, che fuoriescono da fondali più scuri costituiscono il tratto distintivo del suo linguaggio.

Quotazioni di Giovanni Acci e prezzi della galleria

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