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Ottone Rosai (1895-1957) nasce a Firenze, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti, dalla quale però viene cacciato dopo pochi anni a causa della sua cattiva condotta. Deciso a proseguire il percorso intrapreso, continua come autodidatta.
Fondamentali per la sua formazione sono gli incontri con Giovanni Papini e Ardengo Soffici. È, soprattutto, quest’ultimo ad avvicinarlo al movimento artistico e culturale futurista e alle idee di Marinetti, che ne ispireranno la prima produzione pittorica. A questa fase appartengono anche alcune opere di ascendenza cubista. I due artisti espongono insieme, nel 1914, alla Galleria Sprovieri di Roma.
La sua adesione all’ideologia futurista lo spinge anche ad arruolarsi come volontario nell’esercito e a partecipare al primo conflitto mondiale, ricevendo due medaglie di bronzo.
Integrarsi di nuovo all’interno della società, al termine della guerra, è difficile per Rosai che trova però un nuovo stimolo nelle idee antiborghesi e anticlericali del giovane Mussolini.
Dal punto di vista pittorico i soggetti prediletti sono, in questo momento, i membri della sua famiglia, le nature morte o i ritratti di persone comuni. Successivamente, nel periodo della sua maturità artistica, Rosai si dedica ad un’osservazione più attenta degli umili e alla descrizione della quotidianità, che ricorre nella tradizione pittorica toscana. Queste immagini sono caratterizzate da un ritorno all’ordine tipico del periodo post-futurista. In particolare, l’attenzione alla resa dei volumi e dei colori che sembra mostrare il proprio debito allo stile di Cézanne, è capace, allo stesso tempo, di riecheggiare il Quattrocento fiorentino.
Al 1920 risale la sua prima esposizione personale a Firenze a Palazzo Capponi, istante di felicità che viene subito spezzata dal suicidio del padre, che si getta nell’Arno a causa dei debiti elevati. Questo spinge Rosai a rilevare la bottega di falegnameria del padre al fine di risanare la difficile situazione economica familiare, il che comporta l’inevitabile riduzione della sua attività pittorica.
Intanto, fino al 1929 collabora come illustratore presso alcune testate di matrice fascista. La stipula dei Patti Lateranensi è vista da Rosai come un tradimento delle proprie aspettative, provocando in lui una violenta reazione, la quale si traduce in uno scritto che desta molto scalpore tra le gerarchie fasciste. L’artista viene per questo messo a tacere facendo circolare alcune voci sulla sua presunta omosessualità, che minacciano di colpire il suo lavoro di artista.
Negli anni Trenta, il disagio esistenziale spinge l’artista a vivere isolato ed anche la sua pittura ne risente, caricandosi di rabbia e pessimismo. Nel 1932, però, arriva finalmente la sua consacrazione a pittore di eccellente livello con una personale a Palazzo Ferroni. Seguono numerose esposizioni in altre città della penisola.
Nel 1939 è nominato professore di figura disegnata presso il Liceo Artistico e nel 1942 gli viene assegnata la cattedra di pittura all’Accademia di Firenze.
Attraverso l’iniziativa del Comitato per l’estetica cittadina, volto a rinnovare gli antichi tabernacoli in rovina con opere di artisti contemporanei, dipinge e dona, nel 1954, una Crocifissione, che ne conferma l’interesse per la tradizione pittorica toscana.
La pittura di Rosai è ormai ridotta ad un groviglio di segni, caratterizzati da un cupa cromia di radice quasi primitiva.
A Venezia, nel 1956, in occasione della Biennale viene allestita un’importante retrospettiva della sua opera.
Nel 1957, mentre cura l’allestimento di una sua personale, muore colto da infarto.

Quotazioni di Ottone Rosai e prezzi della galleria

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