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Piero Manzoni nasce a Soncino nel 1933 da una famiglia di nobili origini, lontano discendente di Alessandro Manzoni, cresce a Milano, città nella quale studia presso il Liceo Classico Leone XIII prima, e presso l’Accademia di Belle Arti di Brera poi.
Grazie alle frequentazioni dei suoi familiari entra presto in contatto con l’ambiente artistico milanese ed, in particolare, con l’artista Lucio Fontana, celebre fondatore dello Spazialismo.
La prima produzione di Piero Manzoni si rifà ai modelli tradizionali, per lo più paesaggi e ritratti ad olio. Già dal 1955, però, comincia a cimentarsi nella realizzazione di dipinti che hanno per soggetto le impronte di oggetti d’uso quotidiano, incominciando a fare della tela uno strumento attraverso il quale catturare la realtà.
Nel 1956 pubblica il primo manifesto dal titolo Per la scoperta di una zona di immagini, un breve testo, nel quale egli anticipa alcuni importanti aspetti che caratterizzeranno il suo successivo sviluppo artistico. L’anno successivo, oltre ad esporre presso la galleria Pater di Milano, pubblica il secondo manifesto intitolato Per una pittura organica e compare tra i firmatari del Manifesto contro lo stile, dei pittori del Gruppo Nucleare, con il quale espone alla galleria San Fedele, sempre nel capoluogo lombardo.

Il 1958 segna il momento degli Achromes, dal francese incolore: tele imbevute di gesso o caolino liquido e colla, dalla superficie bianca. Non vi è alcun intervento dell’artista sull’opera che si modifica da sé, la materia si trasforma quando si asciuga sul supporto.

Manzoni espone le sue opere in una personale alla galleria Pater e in una collettiva con Enrico Baj e Lucio Fontana.
Con il 1959 abbandona il Gruppo dei Nucleari e, oltre a proseguire la sua ricerca in direzione degli “Acrhome”, comincia a dipingere le “Linee”, intese quali oggetti concettuali. Queste linee sono tracciate su strisce di carta, arrotolate e chiuse all’interno di cilindri di cartone, a loro volta etichettati e firmati. Inoltre, progetta di firmare corpi di persone viventi come fossero opere d’arte, che saranno note al pubblico come “Sculture viventi”. A questo periodo risalgono anche i primi “Corpi d’aria”, ovvero dei semplici palloncini riempiti d’aria che poi saranno riconosciuti con il nome di “fiato d’artista”.
Alcune “Linee” vengono esposte alla galleria Il Pozzetto ad Albisola, località di villeggiatura frequentata moltissimo in gioventù da Manzoni, e nel 1960 espone presso il centro espositivo Azimuth, legato alla celebre rivista da lui fondata con il collega Enrico Castellani nel 1959.

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Intanto, lo stile di Piero Manzoni si fa ancor più radicale, proponendo nuove opere dal carattere sempre più provocatorio. Oltre a continuare a lavorare alle “Linee” e agli “Acrhome”, firma con l’impronta del suo pollice alcune uova sode, che vengono distribuite al pubblico e mangiate su posto durante una delle sue performance.
Progetta anche una “Base magica” costituita da un semplice piedistallo, da lui firmato, capace di elevare al ruolo di opera d’arte chiunque vi fosse salito sopra.
Nel 1961 inscatola e vende le più celebri tra le suo opere, ovvero 90 “Merde d’artista”, dal peso di 30 gr. ciascuna, vendute al prezzo equivalente ad altrettanti grammi d’oro ognuna. Oltre ad alludere, ironicamente e metaforicamente, all’origine profonda della produzione artistica, l’opera rivolge una precisa critica al sistema del mercato dell’arte contemporanea, nel quale per un artista affermato sembrerebbe possibile vendere qualsiasi cosa spacciandola per arte.
Prosegue con la realizzazione di un’altra “Base magica” e la “Base del mondo”, un parallelepipedo in ferro capovolto, al fine di eleggere il mondo stesso a opera d’arte.
Nel 1963, a soli 29 anni, muore, improvvisamente, d’infarto nel suo studio milanese.

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