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Luigi Veronesi nasce a Milano nel 1908.

Dopo gli studi tecnici e un corso di disegnatore tessile, a circa vent’anni si avvia allo studio della pittura sotto la guida del professore napoletano Carmelo Violante. La passione del padre per la fotografia contribuì notevolmente ad alimentare, nei confronti di questo nuovo mezzo espressivo, l’interesse di Luigi Veronesi, che comincia a intraprendere esperimenti in tal campo.

Nel 1925, a soli 17 anni, Luigi Veronesi comincia infatti ad analizzare le potenzialità creative del fotogramma affiancando, in seguito, alla produzione pittorica anche quella fotografica.

A cavallo degli anni Trenta approfondisce invece le sue cognizioni matematiche e fisiche, fondamentali, poi, per comprendere l’insieme della sua opera.

1930-1934

Il primo periodo dell’attività artistica di Veronesi ha inizio effettivo nel 1930, periodo che termina con la mostra alla Galleria Il Milione del 1934. Tale momento della vicenda creativa dell’artista è caratterizzato da opere grafiche: disegni e xilografie in bianco-nero o a pochi colori. Sono lavori che mostrano un doppio interesse di Veronesi, un doppio registro che tende a congiunzione e integrazione: da un lato indice di un lavorio di ricognizione e approfondimento della cultura del tempo, dall’altro segno di un’elaborazione tecnica del mezzo che si va non solo affinando, ma scopre motivazioni e sviluppi diversi. Prova del duplice indirizzo dell’artista, due gruppi di fogli. Il primo, più legato a una nozione post-cubista e quindi alla cultura del tempo, rivela un isolamento di masse plastiche, in ampi spazi e vuoti. Nel secondo gruppo di fogli invece, l’assolutezza della composizione si spezza in modi più immediati, rapidi, con l’innesto di moduli, curvature, sinuosità proprio della grafica pubblicitaria e decorativa. Un equilibrio di elementi dinamici diversi che costituisce in nouance la sostanza di tutto il lavoro dell’artista da quel momento in avanti.

Nel 1932, la Galleria del Milione a Milano, ospita la prima esposizone personale dell’artista intitolata Xilografie di Luigi Veronesi. Si tratta di incisioni a carattere figurativo debitrici dell’influenza artistica di Sironi e Modigliani ma anche del neogiottismo di Carrà.

Intraprende nel medesimo anno anche un viaggio a Parigi, primo di molti successivi. A Parigi  studia gli impressionisti ed i cubisti ma il soggiorno nella capitale francese è soprattutto l’occasione per Veronesi per affacciarsi al panorama internazionale e stringere rapporti di amicizia e collaborazione con pittori d’avanguardia. Conosce Lèger, Vantongerloo e Delaunay.

Abbandona così progressivamente l’arte figurativa anche grazie all’influenza delle amicizie parigine e allo studio dei costruttivisti russi e olandesi, fino ad aderire nel 1934 al gruppo “Abstraction- Création”, lavorando contemporaneamente con la rivista “ Campo Grafico”.

La ricerca artistica del maestro milanese si orienta quindi ben presto verso l’astrattismo guardando con interesse ai lavori di Kandinskij e El Lissitskij.

Nel 1934 Veronesi riespone alla Galleria il Milione a Milano: una personale di incisioni non figurative con J.Albers.

Nel medesimo anno stabilisce importanti rapporti di amicizia con artisti del Bauhaus rifugiati in America e in particolare con Moholy Nagy, incontrato in Svizzera nel 1935.

Proprio lo studio delle lezioni del Bauhaus e l’incontro con i suoi maggiori esponenti risultano fondamentali nella definizione della poliedricità dell’artista, nel suo aprirsi e rivolgere le proprie energie a molteplici ambiti espressivi con una sensibilità affine al concetto di polidimensionalità o di arte totale della scuola tedesca.

Sperimentatore totale, numerosi sono i campi artistici che vedono impegnato Veronesi da questo momento: fotografia, grafica, scenografia e teatro, cinema, musica, editoria, pubblicità.

Con un eclettismo straordinario, riteneva fondamentale la contaminazione fra linguaggi e dichiarava di non credere alle classificazioni che vedeva come inutili imposizioni a una visione di più ampio respiro.

La sua presenza nel contesto nostrano dell’arte non figurativa degli anni Trenta è però tutt’altro che comoda, anche per il netto contrasto con l’idealismo degli artisti che gravitavano attorno alla Galleria del Milione – ispirato soprattutto dallo scrittore e critico Carlo Belli, autore nel 1935 del libro Kn e fautore di un astrattismo in relazione all’infinito e all’universale, scevro dal contingente. Da qui il giudizio radicalmente negativo di Belli della sua pittura e l’emarginazione dal Milione, dove il pittore pur esponendo, viene isolato dalle mostre “ufficiali”dell’astrattismo sostenuto dalla Galleria.

1935-1943

Nel 1935 frattanto partecipa alla “Prima collettiva d’arte astratta italiana” a Torino, come rappresentante della tendenza.

Le composizioni pittoriche di Veronesi in questi anni rivelano un’attenzione assoluta allo spazio, spazio dal quale scaturisce la forma. E le forme sono figure pure come ad esempio il quadrato e il cerchio. Il cerchio in particolare gli offre infinite possibilità: è il simbolo del cosmo, è l’essenza della perfezione.

Parallelamente e congiuntamente con la pittura Veronesi continua le proprie ricerche nell’ambito della fotografia astratta e sui rapporti fra la stessa pittura e la fotografia, come sul fotogramma.

La cromatologia e il cinetismo divengono elementi basilari della sua pittura come le trasparenze per sovrimpressione per i suoi studi fotografici. E non di rado unisce le due tecniche per giungere a esiti pittografici. La linea gioca sempre un ruolo fondamentale con il colore e lo spazio che insieme alle forme l’artista combina in composizioni connotate da un lirismo razionalista, riuscendo a combinare armonicamente due momenti normalmente considerati antitetici.

Dal 1936, l’artista, dopo la rottura definitiva con il gruppo del Milione, si trova maggiormente isolato. Tra la fine degli anni Trenta e il periodo iniziale della Seconda Guerra Mondiale si infittirono gli studi per il teatro e i progetti di scenografia.

Considerando la scenografia l’attività più globale e per questo la più stimolante, l’artista milanese idea soluzioni sceniche e costumi originalissimi, approfondendo i suoi studi sul colore e sulla luce, sulla scorta di riflessioni attuate nel campo della ricerca teatrale alla scuola del Bauhaus. La passione per il teatro lo porta negli anni Quaranta ad aderire al gruppo “ il Palcoscenico” con Grassi, Parenti e Strehler e progettare e realizzare negli anni Ottanta del Novecento diverse scenografie per il teatro alla Scala di Milano.

L’attenzione dell’artista si rivolge in questi anni anche al cinema, realizzando tra il 1939 e il 1941 ben nove( sette andati perduti durante i bombardamenti del secondo conflitto bellico) film astratti a colori, dipinti a mano, fotogramma per fotogramma.

La pittura astratta avvicina l’eclettico Veronesi ad un altro ambito, la musica, l’interesse per la quale lo porta a realizzare delle visualizzazioni cromatiche e spaziali del suono. Trasposizioni cromatiche di partiture musicali. Lo studio della visualizzazione, mediante forme colorate, dei suoni, viene portato avanti da Veronesi, parallelamente alle altre sperimentazioni, lungo tutta la sua vicenda artistica.

Nel 1943 aderisce al partito comunista e durante la seconda guerra mondiale, partecipa attivamente alla Resistenza e solo con la Liberazione riprende pienamente l’attività artistica che svolge su più fronti.

1945-1956

Nel dopoguerra Luigi Veronesi, in continuità con le sperimentazioni grafiche avviate negli anni Trenta, sperimentazioni che lo avevano portato a collaborare con le riviste Campografico e Casabella, lavora come grafico e pubblicitario.

Nel 1947 è fra i fondatori e firmatario del manifesto programmatico del gruppo fotografico la Bussola. Veniva teorizzata la centralità della forma e la non artisticità del documento.

Nel 1949 l’artista aderisce al gruppo MAC (Movimento Arte Concreta), partecipando alle mostre. Sede del gruppo La Libreria Salto, nella quale nel 1948 si tiene la prima esposizione.

Gli anni Cinquanta quindi costituiscono per Veronesi una fase fortemente caratterizzata come concretista, fase dalla quale si svilupperanno nei primi anni Sessanta stilemi che sembrano risentire dell’esperienza Informale, dalla quale il pittore fu tentato appena.

Dagli anni Sessanta agli anni Novanta

Solo a partire dagli anni Sessanta e Settanta i primi importanti riconoscimenti, la partecipazione a innumerevoli mostre in IItalia e all’estero e la moltiplicazione di personali.

Veronesi, durante il periodo, è impegnato anche nel campo della didattica, in qualità di docente: nel 1965 l’incarico di titolare del Corso Superiore di Disegno Industriale di Venezia, nel 1973 la cattedra di Scienza del Colore all’ Accademia di Brera di Milano ed infine l’insegnamento di composizione pittorica e cromatologia alla Nuova Accademia di Milano.

Il discorso pittorico di Veronesi prosegue negli ultimi venticinque anni sulla consolidata realtà di forme, ovviamente geometriche, e di colori studiatamente armonizzati secondo una musicalità tutta intrinseca alla trasparenza ed anche alla brillantezza cromatica, in stretta connessione con le realizzazioni di esperienze di visualizzazioni sonore.

Sempre in ossequio allo spirito geometrico e alla musicalità cromatica, rinnovata da effetti di trasparenza, desunti dalle ricerche relative alla tecnica del fotogramma, accanto alla pittura ad olio e ad acrilico il maestro si dedica con sempre maggior assiduità all’acquarello.

Luigi Veronesi muore a Milano il 25 febbraio del 1998.

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