Lucio Fontana (1899-1968) nasce a Rosario di Santa Fè, in Argentina, dove comincia ad avvicinarsi all’arte, in tutte le sue forme, molto presto, attraverso l’attività di scultore del padre e quella di attrice della madre, entrambi di origini italiane.
All’età di sei anni si trasferisce a Milano con il padre, città nella quale, oltre a frequentare la scuola, inizia il suo apprendistato presso lo studio paterno.
Dopo essersi iscritto ad una scuola per Maestri Edili è costretto ad abbandonare gli studi perchè decide di arruolarsi come volontario per prestare il proprio contributo durante la prima guerra mondiale. Viene però congedato, con medaglia d’argento al valore militare, perchè ferito. In questo modo, però, riesce a completare il suo percorso di studi e a diplomarsi.
Nel 1921 decide di tornare in Argentina, nella sua città natale, dove comincia la sua attività di scultore, prima nella bottega del padre e poi aprendo un proprio studio.
Qui, tra il 1925 ed il 1927 vince alcuni concorsi.
Nel 1928 torna a Milano per frequentare il corso di Adolfo Wildt presso l’Accademia di Brera, mentre continua a partecipare ad esposizioni e concorsi in Italia, Spagna ed Argentina.
Le sue sculture, in terracotta o in gesso, con o senza colore, divengono sempre più personali, spaziando tra il figurativo e l’astratto.
Gli anni Trenta, i quali sono forse i più significativi per la sua ricerca artistica, lo vedono tra i protagonisti delle maggiori manifestazioni espositive italiane, tre queste: La Triennale di Milano, la Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma. Gli innumerevoli riconoscimenti da parte della critica, lo portano anche ad esporre più volte alla Galleria del Milione a Milano.
Fontana inaugura, inoltre, la sua attività di ceramista ad Albissola e alla Manifattura di Sèvres, per la quale realizza alcune sculture di piccolo formato, esposte e vendute a Parigi.
Nel 1940 decide di stabilirsi, per un periodo, a Buenos Aires, dove lavora intensamente , vincendo alcuni concorsi di scultura. Divenuto professore di modellato, nel 1946, organizza una scuola d’arte privata: l’Accademia di Altamira, la quale diviene rapidamente un importante centro di promozione culturale, nel quale, a contatto con giovani artisti, è stimolato a proseguire le sue ricerche.
Rientrato a Milano, nel 1947, fonda il celebre Movimento spaziale a cui segue, con la collaborazione di altri artisti ed intellettuali, la pubblicazione del Primo Manifesto dello Spazialismo. L’anno seguente esce il Secondo Manifesto dello Spazialismo e, nel 1949, espone alla Galleria del Naviglio l’Ambiente spaziale luce nera, suscitando entusiasmo,ma anche scalpore, da parte degli addetti ai lavori.
Sempre nel 1949 prende vita la sua invenzione più originale, ovvero realizza i primi quadri tagliando le tele. Forse spinto dalle sue origini da scultore, Fontana cerca di raggiungere anche attraverso la tela la terza dimensione.
Intanto, continua ad essere invitato alle Biennali veneziane e alle Triennali milanesi e, proprio in occasione della IX Triennale, nel 1951, per primo si serve del neon come forma d’arte.
Nel 1952 vince ad ex-aequo con Minguzzi il concorso indetto per la Quinta Porta del Duomo di Milano e, sempre nello stesso anno, espone per la prima volta in modo compiuto le sue opere presso la Galleria del Naviglio a Milano.
Ora Fontana si dedica alla pittura delle tele servendosi, oltre che del colore, di collages, lustrini e frammenti di vetro ed è, ormai, apprezzato moltissimo anche all’estero.
I celebri tagli, fino al 1957 soltanto accennati sulla tela, si sviluppano compiutamente l’anno successivo, arrivando fino alle tele a più tagli, colorate a velature, e a quelle monocrome dai titoli: Concetto spaziale, Attesa.
La sua partecipazione a manifestazioni nazionali ed internazionali segue un ritmo serratissimo e le sue opere vengono acquistate da musei, gallerie e collezionisti lungimiranti.
Negli anni Sessanta, ispirato dalle luci di New York, realizza una serie di opere su lastre di metallo e si dedica, poi, ad una serie di dipinti di forma ovale monocromi e cesellati da buchi, squarci, a volte cosparsi di lustrini, da lui denominati Fine di Dio.
Nonostante la sua continua sperimentazione, ora l’artista non abbandona più i suoi tagli, grazie ai quali vince anche il primo premio alla XXXIII Biennale di Venezia, con la sua sala bianca, fatta da tele bianche segnate da un unico taglio verticale.
Nel 1968 a Cornabbio, paese d’origine della sua famiglia, muore.
La presenza delle sue opere nelle collezioni permanenti dei maggiori musei di tutto il mondo costituiscono una conferma del valore artistico delle sue opere.
Quotazioni di Lucio Fontana e prezzi della galleria
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