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Biografia

Giacomo Manzù (pseudonimo di Manzoni, dal dialetto bergamasco) nasce a Bergamo il 22 dicembre 1908. Le sue umili origini non gli permettono di intraprendere la carriera scolastica e proprio grazie al lavoro presso un artigiano di Dossena, Manzù scopre il suo talento naturale nel plasmare la materia.

Si accosta all’arte durante il servizio militare a Verona, dove ammira e studia le porte in bronzo della chiesa di San Zeno e i gessi dell’Accademia Cicognini. Al termine della leva, nel 1929, soggiorna a Parigi e nel 1930 si stabilisce a Milano.

Nel capoluogo lombardo stabilisce contatti e relazioni con gli artisti del gruppo di Corrente, Aligi Sassu, Renato Birolli, Fiorenzo Tomea. Tale collaborazione lo accompagnerà nel corso della sua carriera e gli permetterà di ottenere importanti commissioni, prima tra tutte la decorazione della Cappella dell’Università Cattolica nel 1931.

Un viaggio a Parigi nel 1936 e l’incontro con l’arte di Medardo Rosso, lo portano a definire il suo stile, acquisendo un’impronta fortemente impressionista. Lavora la cera e il bronzo e la materia plasmata appare vibrante e sensibile agli effetti e alle sfumature di luce.
tebe che cade, bronzoI soggetti preferiti da Manzù sono ritratti di donne (in particolare della sua compagna di vita Inga), di giovani e bambine sedute o nell’atto di danzare, nudi, a volte fortemente erotici, come nel caso del ciclo degli Amanti o dello Strip-tease. Linee sinuose, corpi sensuali, morbidi e incisi dalla luce.

Cardinale, bronzoAlla fine degli anni ’30 inizia a realizzare i celebri Cardinali, tema che tratterà per tutta la vita. L’ispirazione per tale soggetto deriva da una visita alla Basilica di San Pietro, durante la quale resta colpito dalla posa ieratica del Papa seduto tra i cardinali.

I bassorilievi dedicati alla morte di Cristo e realizzati nel 1939 rappresentano, in chiave simbolica, gli orrori compiuti dal regime fascista. Verranno ripresi nel primo dopoguerra come testionianza metaforica della violenza e del dolore causati dal conflitto mondiale, durante il quale Manzù sarà costretto a rifugiarsi prima a Clusone e poi a Bergamo, con la famiglia.

In questi anni è costretto a abbandonare la cattedra di scultura presso l’Accademia Albertina di Torino e l’Accademia di Brera di Milano; qui riprende la sua attività di docente nel dopoguerra, fino al 1954, anno in cui darà definitivamente le dimissioni a causa di incomprensioni interne.

Dal 1952 inizia a lavorare alla Porta della Morte per la Basilica di San Pietro e nel 1954 accetta l’incarico di insegnare scultura all’Accademiadi Salisburgo, dove gli viene commissionata la Porta dell’Amore per il Duomo della città.

Porta-della-Morte-1952-64In occasione della XXVIII Biennale di Venezia, gli viene dedicata una sala personale e conosce il Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli, futuro Papa Giovanni Paolo XXIII. Tra i due si instaura un rapporto di stima e fiducia reciproca che porterà a Manzù un elevato numero di commissioni vaticane da parte del Pontefice.
Papa Roncalli muore precocemente prima di vedere terminata aPorta della Morte, che verrà inaugurata dal suo successore, Papa Paolo VI, nel 1964.

L’anno successivo inizia a lavorare alla Porta della Pace per la chiesa di Saint Laurenz a Rotterdam. La stessa tematica verrà trattata. Collabora alla realizzazione delle scenografie e dei costumi per l’Edipo Re, al fianco di Igor Stravinskij, mentre le sue opere vendono esposte nei maggiori musei di Milano, Roma, Firenze, Venezia, Londra, Parigi, Praga, Berlino, New York, San Diego, Tokyo, Mosca.

Negli anni ’70 riceve numerose onoreficenze: viene nominato Membro Onorario della Royal Academy of Arts di Londra, riceve la laurea honoris causa dal Royal College of Arts e gli viene consegnata una medaglia d’oro dall’Accademia di Belle Arti Sovietiche per il monumento a Lenin eretto a Capri.

Nel 1981 dona allo Stato Italiano la “Raccolta Amici di Manzù”: oltre quattrocento opere dell’artista che egli stesso aveva raccolto in un museo a Ardea, nei pressi di Roma, nel 1969. Le mostre si moltiplicano a livello nazionale e internazionale; Manzù diviene un rappresentante della scultura italiana all’estero, tanto che lo Stato dona all’ONU Inno alla Vita, opera monumentale in bronzo raffigurante una madre col bambino.

Giacomo Manzù muore il 17 gennaio 1991.

L’opera d’arte scaturisce unicamente e solo da un moto d’amore […]. La condizione essenziale per la vostra opera è che dal vostro intimo scaturisca un fuoco che investe la materia, che non può restare semplicemente tale, perchè sotto le vostre mani dovrà sublimarsi in spirito. La concezione plastica non deve essere ispirata da pregiudizi formali, ma soltanto dall’amore”.

[cit. Giacomo Manzù, da un discorso agli studenti dell’Accademia di Salisburgo]

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