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Alberto Burri nasce a Città di Castello nel 1915. Nel 1940 completa gli studi in Medicina e, successivamente, nel corso della seconda guerra mondiale operando come ufficiale medico viene fatto prigioniero dagli inglesi e trasferito dagli americani all’interno di un campo di prigionia, dove comincia a realizzare le prime opere servendosi di materiali di fortuna.
Una volta rientrato in Italia, nel 1946, si trasferisce a Roma,città nella quale tiene la sua prima personale alla Galleria La Margherita, presso la quale espone anche nel 1948. Decide così di abbandonare definitivamente la medicina per dedicarsi esclusivamente all’arte.
Fin dagli inizi, il suo modo di affrontare l’arte dimostra la sua propensione per un linguaggio astratto, per nulla figurativo.
Alla fine degli anni Quaranta risalgono i primi scacchi e le sperimentazioni con la serie delle muffe. Nel 1949 partecipa anche alla fondazione del Gruppo Origine, il quale si scioglierà precocemente nel 1951. Le opere di questo periodo conservano un carattere di tipo pittorico, poichè le immagini, seppur astratte, sono ottenute attraverso la commistione di tecniche tradizionali e nuovi materiali. I suoi celebri sacchi si presentano sempre in uno stato povero, logori ma dalla fortissima carica espressiva.
Nel 1952 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia, esperienza alla quale seguiranno diversi eventi espositivi negli Stati Uniti, che decreteranno il suo successo a livello internazionale. Nel 1955 è la volta della sua partecipazione alla VII Quadriennale di Roma.
Dopo essersi dedicato ai sacchi, la sua attenzione si sposta verso nuovi materiali, sempre nell’ottica di una ricerca indirizzata alla sublimazione di oggetti di scarto, i quali si caricano di una poetica del tutto nuova. Grazie all’ausilio del fuoco, dal 1957 circa, modella e trasforma il materiale di cui si serve.
Dagli anni Settanta comincia a superare lo spazio limitato della tela attraverso il ciclo dei Cretti, esempio di land art, come l’immenso sudario di cemento con il quale rivestì i resti di Gibellina. Segue poi, dalla fine di questo decennio la lavorazione ai Cicli, che caratterizzeranno la sua produzione successiva.
Nel 1981 viene inaugurata la Fondazione Burri, presso il Palazzo Albizzini di Città di Castello. Le opere dell’artista sono esposte in due sedi principali, la prima è costituita dal Palazzo stesso e la seconda dal recupero architettonico di un’area industriale.
L’artista si spegne a Nizza nel 1995, poco prima di compiere ottant’anni. Le opere di Alberto Burri si trovano oggi nei più importanti musei d’arte contemporanea e nelle collezioni più prestigiose di tutto il mondo. Esse sono in grado, ancora oggi, di catturare lo spettatore, sollecitandolo a pensare a quello che è stato il vissuto dei materiali utilizzati dall’artista.

Quotazioni di Alberto Burri e prezzi della galleria

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